Galatina: sviluppo e trasformazioni storiche

Galatina ottenne il titolo di città già nel 1792 dal re di Napoli Ferdinando IV di Borbone, ma divenne pienamente urbs solo dopo aver acquisito i necessari requisiti, risultato reso possibile dalla buona amministrazione locale, in particolare tra il XIX secolo e la prima metà del XX.

Il primo di tali requisiti fu lo sviluppo agricolo-industriale. La produzione di vino divenne notevole grazie alla lavorazione di grandi quantità di uve locali nei numerosi palmenti diffusi nell’abitato, negli stabilimenti vinicoli sorti presso la stazione ferroviaria (attiva dal 1881) e nella Cantina Sociale Cooperativa, fondata intorno al 1950 in viale Ionio. Era frequente l’esportazione, mediante vagoni-cisterna, sia del vino sia dell’alcol prodotto dalla S.I.S. (Società Italiana Spiriti), che aveva acquistato e trasformato in distilleria l’imponente stabilimento vinicolo della S.A. Fratelli Folonari, allora il più grande d’Europa.

Tra le due guerre mondiali, ogni primavera partivano verso la Germania carri ferroviari carichi di “patate Sieglinde”, note anche come “di Galatina”, coltivate in abbondanza anche nei centri del circondario. Inoltre, nella frazione di Noha, dopo la Prima guerra mondiale sorse per iniziativa di Giuseppe Galluccio la S.A.L.P.A. (Società Anonima Lavorazione Prodotti Agricoli), che produceva vino, marmellate e, per un certo periodo, anche il “brandy Galluccio”.

Accanto alle industrie alimentari, furono fiorenti a Galatina la concia delle pelli e la lavorazione dei tabacchi orientali. Nel 1855 la prima contava 25 botteghe artigiane e 182 conciatori. Per i tabacchi grezzi esistevano invece 16 concessioni governative speciali, dette “fabbriche”, che arrivavano a lavorare fino a 50.000 quintali annui, impiegando le operaie note come tabacchine per un totale di circa 350.000 giornate lavorative.

Oggi quasi nulla di queste attività sopravvive: è rimasta soprattutto l’orticoltura. I due stabilimenti vinicoli ancora esistenti — “Valle dell’Asso” e “Santi Dimitri” — lavorano esclusivamente uve di produzione propria, appartenenti peraltro alla stessa famiglia.

In passato Galatina ospitava gli Uffici del Registro e delle Imposte Dirette; alla loro soppressione non è seguita l’istituzione di una sede dell’Agenzia delle Entrate. Il Tribunale e l’Ufficio del Giudice di Pace sono stati soppressi, per cui i cittadini devono recarsi a Maglie o a Lecce per le pratiche fiscali e necessariamente a Lecce per quelle giudiziarie.

Nel secondo dopoguerra Galatina espresse due padri costituenti — Beniamino De Maria e Luigi Vallone oltre al senatore Mario Finizzi. Tutti e tre furono anche sindaci e furono ricordati dall’amministrazione comunale con l’intitolazione di tre strade nella contrada Notaro Iaco.

Da decenni, tuttavia, nessun galatinese siede in Parlamento né nei consigli provinciale o regionale, e la città con oltre 27.000 abitanti è diventata di fatto un importante bacino elettorale per candidati non locali.

Il quartiere fieristico, costruito per manifestazioni commerciali e soprattutto per la Fiera Campionaria di fine giugno (nata nel 1949 come Mostra Mercato), è oggi inattivo: nel febbraio 2016 il Tribunale Civile di Lecce ha dichiarato fallito l’Ente Fiera di Galatina e del Salento.

In ambito scolastico, la riforma Tremonti-Gelmini ha comportato una significativa perdita occupazionale: riducendo a tre ore settimanali le attività di laboratorio, ha trasformato l’antico Istituto d’Arte Istituto d’Arte G. Toma in liceo artistico. Fondato alla fine dell’Ottocento come Scuola di arti e mestieri, l’istituto aveva formato per oltre un secolo artigiani e professionisti ebanisti, arredatori, orafi pronti a inserirsi nel mondo del lavoro. La stessa riduzione laboratoriale ha interessato anche gli istituti professionali, limitando ulteriormente la formazione pratica.

L’ospedale cittadino, fondato nel 1401 da Raimondo del Balzo Orsini, ebbe una storia complessa. Una lunga fase di decadenza (1494-1706) fu dovuta alla gestione dei monaci olivetani, ai quali il nosocomio era stato affidato dal re Alfonso II d’Aragona insieme al patrimonio cateriniano con l’obbligo dell’assistenza ai poveri e agli infermi. I religiosi, però, destinarono gran parte delle rendite alla costruzione della loro abbazia con la monumentale chiesa oggi detta di San Biagio.

Un’altra fase negativa si verificò tra il 1939 e il 1954, quando l’ospedale fu declassato da struttura di terza categoria a infermeria. Nel secondo dopoguerra l’ospedale S. Caterina Novella conobbe invece un notevole sviluppo, grazie all’interessamento dell’ On. BENIAMINO DE MARIA e della Presidente Sig.na PALMINA DE MARIA, fino a diventare uno dei più importanti del Salento, ma oggi è stato ridotto al rango di “ospedale di base”, il livello minimo previsto per le strutture sanitarie italiane.