Chiesa Madre o Chiesa di San Pietro e Paolo
Di notevole interesse gli affreschi della volta, gli
splendidi altari in marmo policromo, l'antico cappellone del Sacramento, le
tele pregiate, le statue. Nel 1663, per volere di Mons. Adarzo de Santander,
Vescovo di Otranto, la facciata fu impreziosita con l'aggiunta di tre portali
commissionati a Giuseppe Zimbalo
o a maestranze vicine al noto scultore leccese. Sotto il magistero del vescovo
vennero realizzate anche le nicchie e i santi che in esse sono posizionate.
Affacciata su Piazza San Pietro, nell'area del centro storico
dove un tempo sorgeva
L'attuale chiesa è frutto di un rifacimento avvenuto tra gli
anni '30 e '40 del XVII secolo, per
volere dell'Universitas che
conferì alla chiesa matrice un ruolo di primo piano rispetto alle altre chiese
cittadine. Il terremoto del 1743 la danneggiò
profondamente e, nella seconda metà del secolo, si intervenne con diversi
rifacimenti.
Sorge sul luogo di un precedente edificio religioso. Si sa
per certo che nel 1355 si pose mano, al rifacimento di una preesistente cappella
nella quale si celebrava in rito greco. Il
greco rimase la lingua ufficiale nei riti di questa chiesa sino alla metà del
1500. La città era, infatti, considerata greca (oppidum graecorum).
Prospetto
Il prospetto reca il segno delle due fasi costruttive.
Nell'ordine inferiore, scandito da paraste, si aprono i tre portali e le due
finestre riccamente decorati, ai quali intervenne Giuseppe Zimbalo. Nella parte centrale si
apre la porta principale delimitata da un doppio ordine di colonne che
sorreggono un architrave al centro del quale vi è la data 1633; sull'architrave
due cimose barocche conducono verso la nicchia con la statua dell'Immacolata a cui era dedicata inizialmente
Nelle zone laterali si aprono le porte secondarie, più piccole di quella
centrale e di colonnato semplice. Sull'architrave di queste vi sono le nicchie
con le statue di San Raimondo
Nonnato e San Pietro Nolasco.
Chiudono e completano l'arredo due preziosi finestroni e gli stemmi
dell'arcivescovo Adarso.
Nell'ordine superiore le due paraste delimitano lo spazio
centrale in cui sono inserite la finestra riccamente fregiata e le due nicchie
contenenti le statue di San Trifone e San Paolo. Lateralmente svettano vasi
ricolmi di fiori e si adagiano le eleganti volute a raccordo del timpano
che inquadra lo stemma civico.
Interno
L'interno della chiesa subì significativi interventi tra il
1657 e il 1674 sotto l'arcivescovo Adarzo de
Santander dell'Ordine dei Mercedari: a lui si devono l'elevazione
dell'edificio a Collegiata, nel 1663, e la costruzione del cappellone del SS.
Sacramento andato in seguito distrutto. Alla sua committenza si attribuiscono
due tele collocate nel coro
raffiguranti La Profezia di Isaia sulla nascita del Messia dalla Vergine
e
La chiesa presenta un impianto a tre navate scandite da
arcate impostate su pilastri ruotati di 45 gradi su cui si addossano quattro
semicolonne. Le navate laterali, coperta con volta a crociera, terminano in due ampie
cappelle, mentre quella centrale con le capriate nascoste da una volta a botte
lunettata, è chiusa da un ampio presbiterio con profondo coro.
Gli ambienti interni, quasi interamente rifatti nel 1875, presentano nella
volta della navata centrale affreschi del pittore napoletano Vincenzo Paliotti,
riguardanti la vita di San Pietro e raffiguranti La liberazione di San
Pietro dal Carcere, Il miracolo di San Pietro, La consegna delle
chiavi, La gloria di San Pietro.
Tra i dipinti e le sculture che si conservano in chiesa, a
testimonianza delle complesse vicende storico-artistiche dell'edificio, si
segnalano: nella navata destra le tele dell'Assunzione
(VXII secolo) e di San Francesco che riceve le stimmate (fine XVI
secolo); nella navata sinistra la Madonna del Rosario e Santi (XVII
secolo), la Crocifissione di San Pietro di Pietro Picca (seconda metà
del XVII secolo), l'Immacolata di Oronzo Tiso (fine XVI secolo) e la Vergine
del Carmine con le anime purganti (XVII secolo); in controfacciata la Lavanda
dei piedi di Serafino Elmo del 1756 e le due tele raffiguranti Gesù che
cammina sulle acque e l'Apparizione di Cristo a San Pietro. Nelle
cappelle di fondo delle navate laterali trovano posto: la statua
dell'Immacolata attribuita al napoletano Giuseppe Sammartino
(XVIII secolo) e quella di San Pietro del leccese Giuseppe Cino (XVII secolo). Nella cappella
di San Pietro si conserva un antico busto argenteo del Santo e la pietra dove,
secondo la tradizione, l'apostolo sedette durante la sua sosta a Galatina, nel
viaggio verso Roma.