Luigi Vallone

Nato a Galatina il 29 marzo 1907, morì nella stessa città il 14 novembre 1972.





Figlio del deputato repubblicano Antonio Vallone, entrò in politica in età matura, ma fu eletto deputato per ben due volte: nel 1946 all’Assemblea Costituente e nel 1950, quando subentrò a Giuseppe Grassi, eletto nel 1948.

Nel corso della sua attività politica si adoperò intensamente sia per il Salento sia per Galatina, che rimase sempre al centro del suo impegno pubblico.

 A lui si devono, tra le altre cose, il riconoscimento di Galatina come “residenza disagiata”, con il conseguente diritto al risarcimento dei danni bellici; la costruzione dell’impianto di fognatura; l’ottenimento di consistenti finanziamenti per l’edilizia popolare; il rilevante impegno profuso per l’istituzione di un distaccamento di Pubblica Sicurezza e di un Comando dei Carabinieri.

Si adoperò inoltre per la fondazione dell’Istituto Tecnico a Galatina e, nel 1949, durante il suo mandato di sindaco, istituì – tra mille incomprensioni – la Mostra-mercato comunale, finalizzata alla promozione e commercializzazione di opere e manufatti locali e dell’intera Puglia.

 Vallone aveva infatti compreso con grande lucidità che fosse necessario formare la popolazione ai mestieri e al commercio, poiché l’agricoltura, anche se modernizzata, non poteva da sola produrre sufficiente ricchezza.

Fu tra i fondatori della Banca del Salento e, dal 1948, anno della sua costituzione, fino al 1969, ne fu presidente e principale azionista.

Ricoprì le seguenti cariche istituzionali:

·         Deputato all’Assemblea Costituente dal 1946 al 1948;

·         Deputato alla Camera dei Deputati nella I Legislatura, fino al 1953;

·         Sindaco di Galatina dal 1946 al 1951, nel 1957, dal 1962 al 1966 e dal 1970 al 1972.

Alla scomparsa del padre, avvenuta nel febbraio 1925, aveva soltanto diciassette anni; non esitò tuttavia a rinunciare agli studi per occuparsi dell’azienda di famiglia.

 Nonostante la giovane età, l’oneroso impegno assunto – legalmente tutelato dalla madre – non lo colse impreparato. Nei due anni precedenti, infatti, aveva potuto osservare da vicino, con pensiero già maturo, l’opera paterna nel campo dell’imprenditorialità agricola.

A contenere l’alea economico-finanziaria insita nell’attività intrapresa contribuì inoltre la scelta di aderire all’iniziativa della coltivazione e lavorazione dei tabacchi orientali, già sperimentata e fortemente voluta dal padre agli inizi degli anni Venti.

Tale iniziativa fu formalizzata nel 1925 con la costituzione della società Vallone-Siciliani & C. g.ni. La coltivazione e manifattura dei cosiddetti “levantini”, pur soddisfacente sotto il profilo dei profitti, era tuttavia destinata a divenire strutturalmente residuale nel progetto imprenditoriale di Vallone.

Nel settore agrario, infatti, la sua attività si orientò progressivamente verso l’enotecnica e verso una trasformazione decisamente moderna della viticoltura, mirata alla massificazione delle rese e alla produzione di vino da taglio.

Tale processo si basò sulla progressiva introduzione di vitigni pregiati in quasi tutta la superficie agricola delle sue tenute e sull’adozione di criteri di standardizzazione della produzione enologica, finalizzati all’immissione sul mercato di vini stabili.

Verso la fine degli anni Trenta era ormai un imprenditore ricco e stimato. Nel luglio 1938, il matrimonio celebrato a Napoli con Giovanna Caracciolo, dei principi di Forino, sembrò suggellare definitivamente il suo status sociale. Dal matrimonio nacquero due figli maschi e tre femmine; tra queste, Loretta, che nel dicembre 1965 sposò a Roma Livio Giuseppe Borghese, terzogenito di Junio Valerio, dei principi Borghese.

Nel luglio 1944 assunse la carica di sindaco di Galatina, successivamente confermata dalle elezioni amministrative del marzo 1946, nelle quali la lista civica da lui stesso capeggiata ottenne la maggioranza assoluta.

Durante l’esperienza di amministratore pubblico maturò la decisione di impegnarsi direttamente in politica, individuando la propria collocazione ideale nella sintesi di liberalismo democratico, radicalismo repubblicano e socialismo riformista rappresentata dal nuovo Partito Democratico del Lavoro (PDL).

Vallone, insieme a Giuseppe Grassi e al cugino Augusto – banchiere e imprenditore – costituì il nucleo principale del gruppo che, a livello locale, partecipò alla fondazione del partito demo-laburista.

Nacque così il sodalizio tra Vallone e Grassi, unici eletti nella circoscrizione Lecce–Taranto–Brindisi per la lista dell’Unione Democratica Nazionale, formatasi dalla convergenza del PDL e del Partito Liberale Italiano (PLI). Il legame tra Vallone e Grassi, tuttavia, non fu meramente politico-elettorale, ma si fondò anche su una pragmatica progettualità imprenditoriale, che coniugava interessi individuali e generali nella convinzione che la soluzione ai problemi del Mezzogiorno – e del Salento in particolare – passasse attraverso lo sviluppo economico.

In questa prospettiva, nel 1947 Vallone e Grassi firmarono a Lecce l’atto costitutivo della Banca del Salento. Vallone, anche in questo caso azionista di maggioranza, ne assunse la presidenza, incarico che mantenne ininterrottamente fino al 1969.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in una fase di congiuntura economica particolarmente favorevole, egli ne estese progressivamente la rete territoriale di filiali, avviando il processo che avrebbe portato l’istituto ad affermarsi nel Mezzogiorno come la banca privata con i più elevati indici di crescita della redditività e di ampliamento della catena di creazione del valore.