NOHA

Il suo nome originario, riportato su documenti e mappe geografiche del passato, era Noe, mentre in altri documenti compare come Noia.
Esistono diverse teorie sull’origine del nome.

Secondo una prima ipotesi, Noha potrebbe aver ereditato il proprio nome dall’antica famiglia feudataria dei De Noha di Lecce, presente sul territorio con certezza già dal 1253.

Nei documenti più antichi il centro compare con il nome di Noia, fatto che farebbe supporre una derivazione dal termine medievale novia, utilizzato per indicare terreni palustri.

Altri studiosi ritengono invece che il nome derivi dal greco noe (“vedere”), ipotizzando un riferimento alla posizione favorevole del paese, situato in un’area leggermente più elevata rispetto al territorio circostante.

Secondo il prof. R. Franchini di Novoli, l’origine del nome sarebbe da ricondurre all’antica tradizione di intitolare i villaggi ai santi. In particolare, dopo il IX secolo si diffuse in Terra d’Otranto la devozione per la Madonna di Costantinopoli, detta Santa Maria Novae Odegitriae, poi abbreviata in Santa Maria Novae, da cui Noe.

Un’ultima teoria fa invece derivare il nome dal latino domus novae (“case nuove”), con riferimento alla ricostruzione delle abitazioni successiva alla distruzione del centro, avvenuta intorno al V secolo ad opera dei barbari. A sostegno di questa ipotesi vi è anche il termine dialettale tuttora usato per indicare il paese: Nove, che in salentino significa “nuove”.

È quindi probabile che i nobili De Noha, che nel paese stabilirono il centro della loro baronia, abbiano adattato il nome Noe al proprio cognome. Quando il Comune di Galatina, dopo aver inglobato tutti i possedimenti di Noha, la rese una propria frazione, fissò nei documenti ufficiali il nome attuale del paese.

 

Storia

Il territorio su cui sorge Noha è stato abitato fin dai tempi più antichi. Il ritrovamento di tombe e reperti del periodo messapico fa ipotizzare che il centro sia sorto tra il 400 e il 200 a.C., quando i Messapi colonizzarono gran parte del Salento. L’antico villaggio messapico era collocato nell’area compresa tra l’attuale masseria Colabaldi, la cappella di Sant’Antonio e la località detta la Ghianda.

Noha fu sicuramente abitata anche in epoca romana. In seguito alla sconfitta dei Sanniti, la Puglia entrò a far parte dell’Impero romano e le popolazioni salentine furono coinvolte nella guerra contro i Cartaginesi di Annibale, che si spinse fino a Capo di Leuca. È probabile che l’antico abitato di Noha venisse distrutto o gravemente danneggiato in questo periodo; tuttavia, esso fu successivamente ricostruito e conobbe un notevole ampliamento. Numerosi reperti di epoca romana sono stati rinvenuti nelle campagne circostanti il paese.

Nel 410 d.C. i Visigoti, dopo aver saccheggiato Roma, invasero l’Italia meridionale, compresa la penisola salentina. Nello stesso secolo giunsero i Vandali e, intorno al 500, i Goti. In questo periodo si presume che Noha sia stata nuovamente distrutta. Nel 554, durante la guerra greco-gotica, i Bizantini, guidati dal generale Narsete, sconfissero i barbari e il Salento passò sotto il controllo dell’Impero bizantino.

In seguito al Concilio di Nicea II (784), che pose fine alla persecuzione dei monaci di rito greco da parte degli iconoclasti, numerosi religiosi trovarono rifugio nel Salento e iniziarono a costruire chiese e conventi su tutto il territorio. Anche a Noha i monaci basiliani edificarono un convento, oggi scomparso. Esso sorgeva presumibilmente su un terreno di fronte alla masseria Colabaldi, tuttora denominato Santu Totaru (San Teodoro). In tempi recenti, durante alcuni lavori, in quell’area è stato rinvenuto un pozzo molto profondo, forse collocato originariamente al centro del convento.

A Noha si praticò il rito bizantino fino al 1637. Vi era una chiesa greca dedicata alla Madonna di Costantinopoli, che in seguito alla latinizzazione divenne la chiesa della Madonna delle Grazie. Oltre a questa e alla chiesa matrice di Sant’Angelo, nel territorio di Noha erano presenti altre tredici chiese dipendenti dalla chiesa di Sant’Angelo. Molte di esse furono distrutte durante le incursioni turche; di queste ne rimangono solo tre: Sant’Antonio Vecchio (oggi Sant’Antonio di Padova), San Teodoro e San Vito, delle quali sopravvivono soltanto alcuni resti.

È certo che nel 1270 il barone di Noha fosse Pietro De Noha, membro dell’antica e nobile famiglia leccese dei De Noha, che possedette numerosi feudi in tutto il Salento.

Dalla visita pastorale del 1412 si apprende che la popolazione di Noha contava circa 700 abitanti. Nel XV secolo, a causa delle numerose guerre che sconvolsero la Terra d’Otranto, molte campagne si spopolarono e alcuni borghi vennero distrutti; la popolazione si concentrò nei centri più sicuri. In questo periodo Noha subì un forte calo demografico, tanto che nel 1532 gli abitanti non superavano le 150 unità. Al contrario, il vicino casale di Galatina acquisì crescente importanza, divenendo uno dei maggiori centri della provincia.

Fino al 1500 circa Noha fu suffeudataria del conte di Lecce; successivamente divenne autonoma fino al 1583, anno in cui si estinse la famiglia De Noha con la morte del barone Giulio Cesare De Noha. In assenza di eredi maschi, le proprietà furono divise. Il casale di Noha, con le dipendenze di Pisanello e Padulano, passò alla figlia del barone, Adriana, che lo portò in dote nel matrimonio con il marchese di Marigliano, Geronimo Montenegro.

Nel 1693 Noha passò alla famiglia Spinola, che nello stesso anno acquistò anche il ducato di Galatina. Da allora le due comunità rimasero soggette allo stesso potere feudale e condivisero le sorti della nobile famiglia, pur mantenendo una propria autonomia amministrativa, come attestato da numerosi documenti. Nel 1806 Noha disponeva ancora di una propria amministrazione comunale e, quando nel 1809 fu istituito lo stato civile, gli atti furono redatti autonomamente nel comune di Noha. Dal catasto fondiario del 1807 è inoltre possibile ricostruire l’effettiva delimitazione del territorio comunale, suddiviso in cinque sezioni.

Solo nel 1811, con l’elaborazione della nuova circoscrizione che suddivise la provincia di Terra d’Otranto in comuni, circondari e distretti, il comune di Galatina considerò Noha come propria frazione nei documenti ufficiali. Poiché non vi furono opposizioni a tale decisione unilaterale, da allora e fino a oggi Noha è rimasta ufficialmente una frazione di Galatina.

 

Monumenti e luoghi d’interesse

 

Chiesa di San Michele Arcangelo




La Chiesa Madre, dedicata a San Michele Arcangelo, fu ricostruita nel 1901 su una struttura preesistente. Dai documenti storici è possibile ricostruire le varie fasi edilizie dell’edificio: la prima struttura risalirebbe al 1452; fu poi rifatta nel 1502, nel 1600, nel 1857 e infine nel 1901.

Nel Seicento la chiesa presentava dimensioni più ridotte ed era coperta da un tetto di tegole. Sulla facciata era collocata una statua di San Michele in pietra leccese, rimossa nel 1901 e oggi conservata nel Museo di Galatina.

L’edificio attuale presenta un prospetto semplice, caratterizzato da un portale con colonne, architrave e fregio, sormontato da un rosone centrale sul quale è collocato lo stemma di Noha, raffigurante tre torri sormontate da una corona.

L’interno è suddiviso in tre navate scandite da pilastri e coperto da una cupola. Al centro dell’abside si trova l’altare maggiore con un Crocifisso; ai lati della croce latina in pietra leccese sono collocati due altari barocchi provenienti dall’antica costruzione seicentesca, dedicati rispettivamente a San Michele Arcangelo e all’Immacolata.

La chiesa conserva numerose opere d’arte provenienti dall’edificio originario, tra cui le tele dell’Immacolata, della Madonna del Rosario (primo decennio del Seicento), della Madonna di Costantinopoli, di San Vito (1721) e del Santissimo Sacramento.

Sono inoltre custodite numerose statue: San Michele Arcangelo, San Luigi Gonzaga, San Rocco, San Biagio, il Sacro Cuore di Gesù, Sant’Antonio da Padova, la Madonna del Rosario, San Gabriele dell’Addolorata, l’Immacolata, il Cristo Risorto e Santa Lucia.

Accanto all’altare dell’Immacolata si trova l’altare del Sacro Cuore e del Santissimo Sacramento, decorato da un altorilievo raffigurante l’Apparizione di Gesù con il Sacro Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque. Al di sopra del portale, sul lato sinistro della chiesa, è collocato l’organo a canne.

La chiesa conserva inoltre numerose reliquie, accompagnate dalla relativa autentica, appartenenti a: San Michele Arcangelo, i Santi Martiri di Otranto, San Filippo Neri, San Biagio, San Pasquale Baylon, Santa Lucia, Santa Liberata, San Bonaventura, San Camillo de Lellis, San Domenico di Guzmán, Sant’Albano di Magonza, San Quintino, San Vincenzo Ferrer, San Nicola vescovo, Santa Teresa del Bambino Gesù, San Gerardo Maiella, Santa Maria Goretti e San Gabriele dell’Addolorata. Si conservano inoltre reliquie appartenenti all’abito e al velo della Madonna.

Pur nella sua semplicità, la chiesa si distingue per la sua bellezza e il suo valore storico e religioso. Dal 1988 la parrocchia fa parte della diocesi di Otranto; in precedenza apparteneva alla diocesi di Nardò.

Nel novembre e dicembre 2013 la comunità nohana ha accolto con grande partecipazione prima le spoglie mortali di San Gabriele dell’Addolorata e successivamente quelle dei Santi Martiri Idruntini.



 

 

Altare di San Michele Arcangelo





L’Alessandrelli, arciprete di Noha verso la metà dell’Ottocento, così lo descrive:

«E camminando più oltre verso la man destra vi sta l’altare di San Michele Arcangelo, protettore di Noha e titolare della chiesa, costruito in pietra leccese, scolpito in ordine dorico e indorato, con una nicchia centrale sopra la quale è collocata la statua del glorioso San Michele Arcangelo in forma di guerriero, che tiene ai piedi il dragone infernale, ferito a morte. La statua, anch’essa in pietra leccese, è indorata e colorita.

 Ai lati vi sono due colonne intagliate e dipinte, con basi e capitelli, su uno dei quali sono scolpiti Adamo ed Eva tentati dal serpente e, sull’altro, gli stessi cacciati dal Paradiso terrestre dall’Angelo.

Ai lati delle colonne sono poste due statue colorite, una di San Francesco d’Assisi e l’altra di Sant’Antonio da Padova.


Sopra i capitelli vi sono cartocci decorati e un baldacchino ligneo dipinto a olio, con cornici corrispondenti, realizzato a spese del reverendo arciprete don Nicola Soli».

Sulla parete sopra l’altare è collocata una lapide con la seguente iscrizione:

D.O.M.
Allo splendore orientale, al principale capo dei cori angelici, Michele Arcangelo, vessillifero del nuovo Giove, la munificenza, l’onore, l’augurio.
A proprie spese il suo predecessore, ora in cielo, don Donato Antonio Palamà, arciprete, e i cittadini di Noha diedero, donarono, dedicarono nell’anno del Signore 1664.

 

Altare dell’Immacolata Concezione

L’altare, in stile dorico, ospita al centro la tela dell’Immacolata Concezione, raffigurata sospesa su una mezzaluna, simbolo della vittoria sul male, circondata da angeli, con al di sotto il paesaggio terrestre. L’opera è incorniciata da una cornice dorata.

Nel 2008 l’altare e la tela dell’Immacolata sono stati oggetto di un accurato e lodevole intervento di restauro.

 

Tela della Madonna del Rosario

La tela, di dimensioni pari a tre metri per due, è la più antica della chiesa ed è firmata. Fu realizzata nel primo decennio del Seicento dal pittore Antonio Donato d’Orlando di Nardò e si ritiene facesse parte di un antico altare non più esistente già nel 1621.

L’opera raffigura la Vergine del Rosario con il Bambino Gesù in braccio; entrambi porgono la corona del Rosario: il Bambino a San Domenico e la Madonna a Santa Caterina da Siena, raffigurati nella parte inferiore. Sopra la Vergine sono dipinti due angeli che, con una mano, reggono una corona sul capo della Madonna e, con l’altra, mostrano la corona del Rosario. Nella parte superiore della tela sono rappresentati i quindici misteri del Rosario. Anche questa tela è stata restaurata nel 2008.

 

Tela della Madonna di Costantinopoli

Un tempo pala dell’altare dedicato alla Madonna di Costantinopoli, la tela misura tre metri per due. Raffigura la Madonna in alto, circondata da puttini, e in basso San Nicola di Bari e San Francesco di Paola. L’opera è di autore ignoto.

L’altare fu realizzato nel 1717 per volontà del chierico selvatico Orazio Donno di Noha, come risulta da un atto notarile redatto dal notaio Marcantonio Cesari di Galatina. Era previsto l’obbligo di celebrare quattro messe annuali: il primo martedì di marzo, giorno della festa, a Pasqua, nel giorno di Santo Stefano e nella solennità del Corpus Domini.

La tela è stata restaurata nel 2008; a seguito del restauro sono emerse con maggiore evidenza le lettere iniziali C.O.D., riconducibili al committente Orazio Donno.


Tela di San Vito, San Pasquale Baylon e del Santissimo Sacramento

La tela, anch’essa di dimensioni tre metri per due, raffigura San Vito con la palma del martirio e San Pasquale Baylon in atto di adorare il Santissimo Sacramento, che risplende nell’ostensorio circondato da angioletti. L’opera, di autore ignoto, fu realizzata nel 1721 a spese di Ignazio Pandolfi di Noha per l’altare di San Vito, oggi non più esistente.

Nel 2008 la tela è stata sottoposta a un intervento di restauro di alto livello.

 

Altre chiese

Chiesa della Madonna delle Grazie






Nel 1965 la chiesa preesistente fu demolita e al suo posto venne edificata una nuova struttura, moderna e spaziosa, dotata di locali destinati alla catechesi e alla pastorale. La nuova chiesa fu consacrata dal vescovo l’8 dicembre 2001 e dedicata, come la precedente, alla Compatrona, la Vergine delle Grazie.

Costruita per volontà del popolo e di don Donato Mellone, la chiesa ha pianta a croce. All’interno, entrando dal grande portale, colpisce immediatamente il Crocifisso posto sull’altare in marmo.

Alla destra dell’altare, in una nicchia celeste, è collocata la statua della Madonna delle Grazie, proveniente dall’antica chiesa greco-bizantina; accanto alla Madonna, all’interno di uno stipo in vetro, si trova la statua a mezzo busto del Santissimo Crocifisso.

Sulla sinistra dell’altare, superata una porta, si accede alla cappella del Santissimo Sacramento, sulle cui pareti è raffigurata la Sacra Famiglia. Di fronte alla chiesa si estendono i giardini dedicati alla Madonna.

 

Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio

La cappella della Vergine, situata in via Aradeo, è stata ricostruita in sostituzione della precedente struttura del 1960 e dell’antica nicchia. L’attuale edificio è stato consacrato nel 2003 dall’arcivescovo di Otranto.

Immersa nel verde tra alberi e siepi e caratterizzata da tonalità cromatiche tenui, la chiesetta è di dimensioni ridotte. Sull’abside è collocato il quadro della Madonna del Buon Consiglio, datato 2003. Sopra l’ingresso, un’ampia vetrata triangolare, posta tra il tetto e il muro, è decorata con l’immagine della Madonna con il Bambino. Alla sinistra dell’altare si trova la statua della Vergine, raffigurata con il busto emergente dalle nuvole e il Bambino tra le braccia.

La festa si celebra il 26 aprile ed è preceduta dal triduo; in tale occasione la statua della Vergine viene portata in processione.

 

Chiesetta di Sant’Antonio di Padova






Nel feudo di Noha esistevano diversi luoghi di culto, tra cui uno dedicato a Sant’Antonio Abate; con il tempo la devozione popolare si orientò verso Sant’Antonio di Padova. La cappella sorge nel luogo in cui anticamente era situato il paese, poi distrutto dalle invasioni barbariche.

La prima struttura era costituita da una semplice nicchia in pietra. Nel 1928 fu costruita una piccola cappella, successivamente riedificata nel 1988. La nuova chiesetta, consacrata nello stesso anno dal vescovo di Nardò-Gallipoli, presenta una pianta a croce greca ed è caratterizzata da una struttura slanciata, con cupola e campanile a guglia che richiama la basilica del Santo di Padova.

La facciata, originale, è in pietra leccese ed è decorata con gigli scolpiti e una croce. Il pavimento è realizzato in mosaico con motivi floreali e, quasi al centro, raffigura il calice e l’ostia. L’altare, addossato alla parete, è anch’esso in pietra leccese. Sull’altare è collocata la pala raffigurante Sant’Antonio che, tra gigli, contempla il Bambino Gesù, mentre cinque angeli assistono alla scena; sullo sfondo è rappresentata la cappella di Noha.

La cupola, imponente, è rivestita esternamente in ceramica verde; sulla lanterna è posta una piccola statua del Santo. All’interno, nelle vele della cupola, sono dipinti i quattro evangelisti. La festa patronale si celebra il 13 giugno, giorno in cui la comunità si riunisce per onorare il Santo.

 

Chiesetta della Madonna di Costantinopoli





Situata a sud dell’abitato, in via Collepasso, la cappella presenta un’unica navata di forma rettangolare, alla quale si aggiunge un vano anch’esso rettangolare, destinato a ospitare stipi contenenti numerose statue in cartapesta e stoffa. Tra queste si conservano due statue della Madonna di Costantinopoli, con abiti blu e bianchi in stoffa e con in mano un mazzo di fiori e un fazzoletto, la statua del Cristo Risorto, quella del Cristo Morto (che fino al 1880 si trovava nella chiesa antica greco-bizantina), la statua di Santa Cristina e un busto di San Pio da Pietrelcina. All’ingresso sono collocate anche le statue di Sant’Antonio da Padova e dell’Immacolata, insieme a un Crocifisso.

All’interno della cappella è presente un quadro raffigurante la Vergine con il Bambino, Santa Lucia e San Francesco di Paola. Nel pomeriggio del Giovedì Santo vi si celebra la Messa in Coena Domini e viene allestito il repositorio con la Pietà, composta dalle statue del Cristo Morto e dell’Addolorata, quest’ultima vestita di nero, con le braccia spalancate e i fazzoletti tra le mani. Il Venerdì Santo le due statue vengono portate nella Chiesa Matrice per la processione serale.

Il Sabato Santo l’altare viene addobbato per la celebrazione della Resurrezione; il Lunedì in Albis, festa della Madonna di Costantinopoli, si svolge la processione dalla Chiesa Madre alla cappella, con l’altra statua della Vergine precedentemente esposta in parrocchia.

La cappella è stata restaurata e riaperta al culto; attualmente vi si celebra la Messa due giorni al mese.

 

Edicola devozionale della Madonna di Lourdes

Lourdes è il luogo in cui, l’11 febbraio 1858, Bernadette Soubirous affermò di essere stata visitata da una «signora avvolta nella luce, con vesti candide, su una roccia»: l’Immacolata Concezione. Nell’Anno Mariano 1954, in occasione del centenario delle apparizioni di Lourdes, lungo la strada per Aradeo, il parroco dell’epoca, don Paolo Tundo, fece erigere una piccola grotta realizzata con pietre locali.

Dopo la benedizione fu collocata una lapide con la seguente iscrizione:
«O passaggero, chiunque tu sia, sosta per mormorare un’Ave Maria – Anno Mariano 1954».

All’interno della grotta sono presenti le statue in pietra della Vergine e della veggente Bernadette. L’11 febbraio di ogni anno, al termine della processione, viene celebrata la Santa Messa presso questa edicola devozionale.

 

Ex chiesetta di San Michele Arcangelo

Alle spalle della Chiesa Madre, svoltando a sinistra, si imbocca una viuzza stretta che conduce a una piccola piazzola, oggi circondata da alcune abitazioni in gran parte disabitate. Una di queste, situata al civico 9, era probabilmente un’antica chiesetta dedicata a San Michele Arcangelo; attualmente è ridotta a semplice locale adibito a deposito di attrezzi.

L’interno presenta una volta a botte, un focolare in un angolo, residuo delle successive destinazioni abitative, e alcuni stipi ricavati nello spessore murario, secondo l’uso dell’epoca. Di particolare interesse è l’esterno dell’edificio: sopra la porta si apre una piccola nicchia, gradevole dal punto di vista architettonico, contenente un affresco oggi quasi del tutto scomparso, ma nel quale è ancora riconoscibile l’immagine di San Michele Arcangelo.

Purtroppo, nella parte inferiore dell’affresco è stato praticato un foro quadrangolare di circa 40 × 40 cm, realizzato per ricavare una finestra e compromettere così l’integrità dell’immagine sacra. Sull’architrave della porta, in pietra leccese, è scolpita un’iscrizione in latino, leggibile nella sua prima parte: Laus Deo – A.D. 1779, ovvero “Lode a Dio. Anno del Signore 1779”. Subito sotto la scritta prosegue con caratteri ormai poco leggibili, dai quali sembra potersi riconoscere il nome “Mastro Francesco”.

In un secondo momento sull’edificio fu sopraelevato un ulteriore piano, probabilmente distruggendo un piccolo campanile e una croce che originariamente sormontavano la facciata. È ancora visibile, sebbene murato, il passaggio della scala che conduceva al campanile.

 

Chiesa della Madonna delle Grazie (non più esistente)

La chiesa della Madonna delle Grazie, oggi non più esistente, sorgeva a pochi passi dalla Chiesa Madre ed era caratterizzata da una pianta ottagonale, con vie pubbliche su ciascun lato. Sul lato di ponente era addossato il Calvario.

L’edificio presentava tre finestre con vetrate, oltre ad altre aperture nella cupola, anch’essa di forma ottagonale. All’interno vi era un unico altare, al centro del quale era collocato il quadro della Madonna delle Grazie con il Bambino Gesù in braccio; ai lati erano raffigurati San Vincenzo Ferreri e San Vito martire. Sopra il cornicione dell’altare era posto un dipinto raffigurante il Padre Eterno.

Sulla parete destra era dipinta la Presentazione di Maria al Tempio, mentre sulla parete sinistra l’Assunzione della Madonna. Sulla porta d’ingresso era collocato un quadro raffigurante la Natività di Gesù. In tre stiponi erano custodite le statue della Madonna delle Grazie (oggi conservata nella nuova chiesa), di San Francesco di Paola e dell’Immacolata Concezione. La statua del Cristo Morto, tuttora utilizzata nelle celebrazioni della Settimana Santa, si trovava in questa chiesa già dal 1850.

La chiesa era inoltre sede della Confraternita della Madonna delle Grazie. Fu demolita nel 1960. Nel luogo in cui sorgeva, in piazza San Michele, è oggi presente una mappa del paese, accompagnata sul retro da una descrizione storica e da una fotografia dell’antico edificio sacro.

 

Masseria Colabaldi

La Masseria Colabaldi, situata all’ingresso nord dell’abitato provenendo da Galatina, è un’antica struttura risalente al 1595, come attestato dalla data incisa sul prospetto principale. Fu edificata dal conte Nicola Baldi, che acquistò una proprietà appartenente ai monaci basiliani. Con la costruzione della masseria furono inglobati i resti della chiesa e del convento di San Teodoro, distrutti dai Turchi nel 1480.

Il complesso basiliano era stato edificato nell’840. La chiesa, utilizzata per secoli come stalla, è ancora riconoscibile grazie a un finestrone a croce greca e a un solenne arco trionfale. Accanto alla chiesetta si trova il cosiddetto Conventino dei Basiliani, nel quale sono tuttora visibili i resti delle cellette monastiche.

L’angolo più settentrionale dell’attuale masseria presenta mura spesse circa due metri: con molta probabilità, prima del convento, in quest’area sorgeva una torre di presidio romana a guardia della Noha messapica, detta anche Noe, Noje o Noie, un abitato che dal III secolo a.C. si estendeva nella pianura sottostante la masseria. Tale insediamento fu raso al suolo dai Vandali intorno al 500 d.C.


Palazzo Baronale

Il Castello, o Palazzo Baronale, risalirebbe al XIV secolo. La sua facciata è ancora visibile di fronte all’ingresso del frantoio ipogeo. Un tempo fu la residenza dei baroni De Noha, che avevano stabilito qui la sede della loro vasta baronia. Il palazzo si trova in via Castello.

Fra Leandro Alberti, che vide il castello, lo ricorda nella sua opera del 1525 Descrittione di tutta l’Italia come «il fortissimo castello di Noia posto in forte loco». L’edificio aveva una pianta quadrangolare ed era dotato di bastioni sui quattro angoli. Rappresentò a lungo il centro del potere feudale e una risposta efficace alle esigenze difensive del paese, grazie anche alla posizione strategica e alla presenza della torre che controllava i principali accessi all’abitato.

Nel Settecento, dopo l’estinzione della famiglia De Noha, il complesso subì sostanziali modifiche e, riparato in modo sommario, fu trasformato in masseria. All’interno del palazzo era presente anche la chiesa dell’Annunziata, una delle tredici chiese storiche di Noha.


Torre medievale con ponte levatoio

La torre di Noha è situata nel giardino retrostante il Palazzo Baronale e conserva tuttora le caratteristiche tipiche di una torre di avvistamento e difesa. Il prospetto principale è orientato a nord, verso l’antica strada. La struttura si sviluppa su due piani a pianta quadrangolare di circa 7 × 5 metri e raggiunge un’altezza di circa 10 metri.

Una scala, risolta in un’unica rampa leggermente incurvata verso est, poggia su un’arcata a sesto acuto ed era originariamente dotata di ponte levatoio. Il piano di legno ribaltabile è stato successivamente sostituito da una lastra metallica, che in caso di pericolo impediva l’accesso al piano superiore. Realizzata in conci di tufo disposti in corsi orizzontali piuttosto regolari, la torre è coronata da un elegante motivo ad archetti.

Posta a circa 80 metri sul livello del mare, consentiva probabilmente un collegamento visivo con altre torri del territorio circostante e rappresentava un punto di osservazione privilegiato su un ampio tratto di strada.

Negli anni Cinquanta del Novecento, nell’area retrostante il castello, furono scoperte numerose neviere o fosse granarie: cavità ovali scavate nella roccia, profonde circa tre metri e larghe fino a due metri, alcune delle quali conservavano ancora il coperchio in pietra. Purtroppo tali strutture sono state successivamente interrate e distrutte. È probabile che risalissero all’epoca dei monaci basiliani.


Altri monumenti

Casa Rossa

La Casa Rossa è stata storicamente pertinenza del Castello o Casa Baronale e solo in tempi recenti ha cambiato proprietari. Nei locali del frantoio ipogeo antistante, risalente probabilmente al 1771, si possono osservare lo stile architettonico e il colore delle pareti, molto simili a quelli del recinto esterno della Casa Rossa, facendo supporre che l’autore si sia ispirato direttamente a quest’ultima.

 

Trozza










La Trozza si trova a sud del paese, in direzione di Collepasso, ed era un pozzo di acqua sorgiva profondo circa 90 metri. Fu di fondamentale importanza per l’approvvigionamento idrico di Noha, povera di acqua potabile, fino all’arrivo dell’Acquedotto Pugliese.

Il pozzo fu realizzato nel 1878 da Orazio Congedo, come testimonia l’iscrizione scolpita sul frontale, per far fronte alle urgenti necessità della popolazione. Per molti anni l’acqua venne attinta manualmente, previo pagamento di una quota detta menza. Sebbene sul pozzo compaiano le iniziali H.C. (Horatio Congedo), il dono fu opera congiunta dei fratelli Gaetano e Orazio Congedo. Nel testamento del 1859, infatti, Gaetano aveva destinato mille ducati ai poveri di Galatina e Noha, nominando il fratello Orazio esecutore testamentario. Il lascito divenne operativo dopo la morte di Gaetano, avvenuta probabilmente nel 1866.

 

Casiceddhre









Le casiceddhre furono costruite da Cosimo Mariano (Noha 1882 – Galatina 1924), noto come Mastro Mariano, come inciso sul frontale della prima abitazione partendo da ovest. Sono ubicate sulla terrazza di una delle corti della Casa Baronale, la stessa in cui visse lo stesso Cosimo Mariano con la sua famiglia.

Queste piccole costruzioni possiedono un notevole valore artistico e sono state classificate al secondo posto, dopo la Basilica di Santa Caterina di Galatina, nel censimento dei “Luoghi del Cuore” del FAI.

 

Frantoio ipogeo (1771)

Il frantoio ipogeo si trova di fronte al Palazzo Baronale ed è stato scoperto nel 1994 durante i lavori per la metanizzazione. Al trappeto, al durissimo lavoro che vi si svolgeva in condizioni estreme, e ai suoi operatori – i trappitari, l’anichirio, la ciuccia – è legata una vasta produzione poetica popolare in lingua dialettale salentina. Un detto di Noha recita: t’hai combinatu comu nu trappitaru, per indicare una persona molto sporca.

I frantoi ipogei conservano i segni della paziente opera dell’uomo e possiedono una particolare “spazialità”, fatta di penombra e silenzio, simile a quella degli edifici religiosi. Non a caso si diceva: lu trappitu è chiesa. Durante il periodo di lavorazione, che andava da ottobre a fine aprile, uomini e animali vivevano all’interno del frantoio, che comprendeva ambienti per il deposito delle olive, la molitura, la conservazione dell’olio, dormitori, tavoli in pietra e stalle.

Le olive venivano conferite dalla strada attraverso le sciave, condotti scavati nella roccia che collegavano l’esterno all’interno del frantoio. L’accesso era vietato a chiunque, compresi i proprietari delle olive, per evitare furti. Il personale era composto da tredici uomini, divisi in due squadre sotto la guida di un unico capo.

Sulle pareti interne sono visibili una croce greca e una croce latina con incisa la data 1771, probabilmente a testimonianza della convivenza pacifica tra lavoratori di rito greco e latino. Il frantoio, oggi in stato di abbandono e chiuso al pubblico, potrebbe essere valorizzato come parte di un itinerario turistico. La sua origine potrebbe risalire all’epoca dei monaci basiliani o, più verosimilmente, alla costruzione del castello alla fine del Quattrocento, sotto i baroni De Noha.

 

Torre dell’Orologio (1861)






La Torre dell’Orologio, in stile classico con finiture in pietra leccese, fu donata nel 1861 dai fratelli Orazio e Gaetano Congedo, benefattori di Galatina. La struttura culmina in un chiostro di archetti che ospita due campane: una per le ore e una per i quarti.

Nel 2025, a seguito di un accurato restauro, il campanile ha finalmente ripreso a scandire il tempo, ponendo fine a un lungo periodo di silenzio durato diversi decenni.

 

Calvario (inizi XX secolo)






Il Calvario fu costruito nel 1923 da Michele d’Acquarica ed è decorato con pitture raffiguranti la Passione di Cristo. Si trova in via Collepasso ed è un luogo centrale nella vita religiosa della comunità.

Qui si svolgono la benedizione delle palme nella Domenica delle Palme, la Via Crucis e la predicazione della Passione di Cristo al termine della processione del Venerdì Santo.

 

 Stemma

Lo stemma di Noha si trova sul frontone della chiesa di San Michele Arcangelo.

All’interno di uno scudo a cartocci sono raffigurate tre torri, ciascuna dotata di una piccola finestra e di una porta. Le torri sembrano vegliare sul mare, sul quale veleggiano due navi con la prua orientata verso est.

La torre centrale, più larga e più alta delle altre, domina la composizione.

La rappresentazione delle tre torri potrebbe voler evidenziare l’importanza di Noha come postazione di avvistamento, collegata visivamente con le altre torri del territorio per la segnalazione di eventuali pericoli.

Lo scudo è sormontato da una corona turrita con otto punte, merlate alla ghibellina. Ai lati dello stemma sono presenti due rami: a destra di chi osserva un rametto di quercia, a sinistra uno di arancio, uniti da un nastro che, alla base centrale, forma un piccolo fiocco.

 

Monumento dei Caduti

L’attuale Monumento dei Caduti si trova in Piazza Menotti. Su una lastra in ferro sono incisi i nomi dei cittadini di Noha caduti in guerra.
Il monumento originario, di dimensioni più ridotte, era collocato alle spalle della chiesa.


Eventi

Festa Patronale in onore di San Michele Arcangelo






28 – 29 – 30 settembre (celebrazioni religiose e civili)
8 maggio (solo riti religiosi)

I tre giorni di festa sono preceduti dalla Novena. Durante il periodo festivo le strade principali vengono addobbate con luminarie e baracche.

Nel giorno della Vigilia, dopo la Santa Messa, si svolge la processione per le vie del paese con il simulacro del Santo, accompagnato dalle associazioni ecclesiali e civili, dalla cittadinanza e dalla banda musicale.

Il 29 settembre vengono celebrate le Sante Messe in onore del Patrono; verso mezzanotte si tengono i fuochi pirotecnici. L’ultimo giorno di festa è animato da concerti musicali.

A Noha San Michele Arcangelo si festeggia anche l’8 maggio, giorno della Festa dell’Apparizione di San Michele sul Monte Sant’Angelo (Gargano, Puglia).

Nei registri parrocchiali del 1740 è riportato un miracolo attribuito dalla popolazione al Santo. Il documento, datato 20 marzo 1740, recita:

«Ad hore mezza della notte giorno di Domenica nella Congregazione di S. Maria delle Grazie haveva io colli fratelli incominciato l'esercizio della Congregazione: voltatosi un temporale tempestoso che non mai sene haveva così veduto… Ita est Don Felice de Magistris, sustituto.»

 

Fiera dei Cavalli – Madonna della “Cuddhrura”








Lunedì dell’Angelo

Il giorno di Pasquetta, Noha ospita una fiera del bestiame in onore della Vergine di Costantinopoli. Nel pomeriggio, dopo la processione con la statua della Madonna dalla Chiesa Madre alla chiesetta, si svolge il tradizionale evento della Cuccagna.

 

Festa in onore della Madonna delle Grazie

8 settembre

La Compatrona viene festeggiata l’8 settembre, giorno della Natività di Maria. La festa è preceduta dalla Novena.
Fino al 1960 le celebrazioni si svolgevano nell’antica chiesa, poi demolita, ed erano curate dalla Confraternita di Santa Maria delle Grazie. Nel giorno della festa, dopo le celebrazioni religiose, il popolo accompagna il simulacro della Vergine in processione.

 

Città dei Cavalli

L’evento si svolge:

  • a settembre, in occasione della Festa della Madonna delle Grazie;
  • a Pasquetta, in occasione della Festa della Madonna di Costantinopoli.

In entrambe le ricorrenze, al mattino si tiene la fiera, mentre nel pomeriggio si svolge la tradizionale Cuccagna.