GLI ANNI DELL’INFANZIA E DELLE ELEMENTARI

Come tutti sappiamo, un tempo i neonati non avevano culle belle e spaziose, con giochi che ruotano, musica, telecamere o radiomicrofoni per sorvegliarli da un’altra stanza.
I bambini venivano fasciati per due motivi: per tenere le gambe dritte e perché nelle case faceva freddo. Questa pratica durava fino a un anno e mezzo o due.

Poi si iniziava a camminare carponi e, per chi era più fortunato, si usavano i girelli. Si imparava presto a camminare e a uscire fuori, anche perché le case erano spesso composte da una sola stanza.
Gli asili erano le strade oppure la vicina di casa che teneva i bambini mentre le mamme andavano a lavorare nei campi.

Le strade erano fatte di basoli di pietra viva, le corti erano di terra battuta. Non esistevano negozi di abbigliamento, ma solo qualche bottega di stoffe e gli alimentari, che oltre a vendere pasta sfusa, riso, zucchero, farina e legumi, offrivano anche sapone di Marsiglia e, per chi se lo poteva permettere, petrolio per le lampade e pochi altri prodotti.

Tutti gli alimenti venivano avvolti nella carta pesante, formando il classico cartoccio.
In una borsa di stoffa si portava a casa la spesa per un’intera settimana di tutta la famiglia, non come oggi, con carrelli pieni di prodotti spesso inutilizzati e buttati nella spazzatura perché scaduti.

Non tutti potevano permettersi di comprare negli alimentari e molti si arrangiavano con ciò che coltivavano nei campi.
Le scuole elementari erano spesso una sola stanza con una trentina di bambini e una sola maestra.

Non si mangiava solo pane, pasta e riso. In ogni casa contadina il granoturco non mancava mai, e con esso la farina gialla per la polenta. C’era anche la farina di grano con cui si preparava la pasta fatta in casa: sagne ncannulate, orecchiette, maccheroni cavati.
Con le mucche non mancavano latte, burro e un po’ di formaggio.

Quasi sempre si allevava un maiale, dal quale si ricavavano insaccati per gran parte dell’anno, senza contare il lardo e lo strutto, usati come condimento al posto del burro.
Le galline fornivano uova quotidianamente e, ogni tanto, anche carne per un buon brodo. Spesso si allevavano anche i conigli, molto prolifici, che permettevano di avere magari un coniglio al mese.

I campi davano patate e un po’ di frutta (mele, pere, albicocche, noci, nocciole, fichi…), mentre gli orti offrivano insalata, qualche pomodoro, verza e fagioli, spesso piantati tra una pianta e l’altra di granoturco.

Per quanto riguarda le bevande, oggi esistono mille tipi di acqua, aranciate, Coca-Cola, birre, vini e molti altri prodotti. Una volta la bevanda principale era l’acqua, presa direttamente dal pozzo, prima che arrivasse l’acquedotto nelle case.
Gli uomini riuscivano di solito ad avere un po’ di vino dal piccolo vigneto e dagli scarti della lavorazione si produceva anche un po’ di grappa.

Le donne che restavano a casa preparavano il pranzo con quello che c’era, inventando piatti per non buttare nulla. Poi riordinavano la casa e, la sera, vicino al fuoco, recitavano il rosario con le vicine e i figli.

In inverno gli uomini indossavano ampi mantelli che coprivano completamente il corpo. Non c’erano automobili: si camminava a piedi o, per i più fortunati, si usava la classica bicicletta da uomo, nera, con il manubrio largo e i freni a bacchetta. I figli venivano fatti sedere sulla canna e, quando pioveva, venivano avvolti completamente nel mantello.

All’epoca i medici condotti non si limitavano alle visite e alle prescrizioni, ma facevano un po’ di tutto, comprese le prime estrazioni dei denti cariati.

Le scuole elementari erano gestite da maestri e maestre molto severi. Era normale che infliggessero punizioni fisiche agli alunni indisciplinati o poco impegnati: percosse sulle mani, ginocchio dietro la lavagna sulle pietre, tirate d’orecchie. A volte facevano appoggiare le mani aperte sul banco e le colpivano con un piccolo fascio di ortiche, che non causava dolore vero, ma un prurito intenso e fastidioso.

Se oggi accadesse qualcosa di simile, partirebbero subito denunce. Allora, invece, era considerato normale e nessun genitore osava criticare il maestro; anzi, spesso alle punizioni scolastiche se ne aggiungevano altre in casa.

Non era giusto ciò che facevano i maestri di allora. Con metodi oggi giustamente giudicati discutibili, cercavano di inculcare il rispetto per gli educatori e per gli adulti. Un rispetto che non dovrebbe mai nascere dalla violenza o dalla paura, ma dal ragionamento, dall’esempio e dall’amore.

Purtroppo, al giorno d’oggi, si assiste sempre più spesso a episodi opposti: ragazzi e genitori che aggrediscono verbalmente, e talvolta fisicamente, gli insegnanti, colpevoli solo di svolgere il proprio dovere assegnando voti insufficienti davanti a una preparazione carente o a comportamenti irrispettosi verso gli altri e verso la scuola.